Intervista alla Dott.ssa Silvia Favilli
Dott.ssa Silvia Favilli
La Dott.ssa Silvia Favilli è nota al pubblico cardiologico italiano – e non solo – come punto di riferimento nel campo della cardiologia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’adulto. Recentemente ha raggiunto il traguardo della pensione, lasciando un’eredità professionale e umana di grande valore. La sua attività professionale si è svolta prevalentemente presso l’AOU Meyer di Firenze, dove ha ricoperto il ruolo di Dirigente Medico di I livello presso l’Unità Operativa di Cardiologia Pediatrica. Nel corso della sua carriera ha assunto numerosi incarichi di responsabilità, tra cui quello di responsabile del Centro di riferimento della Regione Toscana per il follow-up delle cardiopatie congenite e del Centro di riferimento per la medicina dello sport in età evolutiva. Dal 2014 ha inoltre guidato l’Unità “Congenito Adulto”, dedicata alla gestione delle cardiopatie congenite in età adulta. Tra il 2016 e il 2022 ha svolto l’incarico di responsabile facente funzione della SOC di Cardiologia Pediatrica, contribuendo in modo significativo alla crescita organizzativa e clinica dell’unità. Dal 2017 al 2018 è stata referente della Task Force ANMCO per la Cardiologia Pediatrica, mentre nel biennio 2022 – 2023 ha ricoperto il ruolo di Presidente della Società Italiana di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite (SICPED).
“Professione Cardiologo” è una rubrica di interviste per il giornale Cardiologia negli Ospedali che racconta storie, percorsi e visioni dei protagonisti della cardiologia italiana. Un ciclo di dialoghi pensato per ispirare i giovani medici e per offrire uno sguardo autentico sul mestiere, tra ricerca, cura e responsabilità. Ogni episodio esplora le scelte, le sfide e le motivazioni di chi ha contribuito a far crescere la disciplina. Gentile Dottoressa, lei ha dedicato la sua vita professionale alla cura dei bambini affetti da cardiopatie, ma anche dei pazienti adulti con cardiopatie congenite.
Ci potrebbe raccontare brevemente il suo percorso formativo e professionale? Cosa l’ha spinta a scegliere la cardiologia pediatrica?
Durante il primo periodo di tirocinio in Cardiologia ho seguito con particolare interesse l’attività del Laboratorio di Ecocardiografia; all’inizio degli anni Novanta c’è stato un rapido sviluppo della metodica, con la disponibilità di apparecchi sempre migliori che consentivano di ottenere immagini già allora di ottima qualità. La possibilità di studiare in modo non invasivo le alterazioni strutturali del cuore, in particolare le cardiopatie congenite nei bambini, mi sembrò allora straordinaria. Dopo un breve periodo di frequenza presso l’Ospedale Necker Enfants Malades di Parigi ho capito non solo che la Cardiologia Pediatrica era davvero il mio campo di interesse ma che, al di là dell’imaging, la clinica deve essere sempre il principio guida nel nostro lavoro. Nel corso della mia vita professionale ho avuto la fortuna di avere dei Colleghi/Maestri che mi hanno aiutato e con i quali ho condiviso l’entusiasmo per l’attività clinica e per la ricerca: da Alfredo Zuppiroli (già Direttore della Cardiologia adulti e presidente della Società di Ecocardiografia), alla Dott.ssa Margherita Bini e al Dott. Enrico Chiappa che per alcuni anni, in tempi diversi, sono stati a Firenze come Direttori della Cardiologia Pediatrica. Nel corso dell’attività al Meyer, la possibilità di seguire nel tempo bambini e adolescenti nati con anomalie congenite anche complesse, sopravvissuti grazie alla cardiochirurgia e alle cure mediche, ha via via spostato la mia attività prevalente verso il follow-up dell’adulto con Cardiopatia Congenita. L’esperienza all’interno delle Società Scientifiche, prima come referente della ‘Task Force’ ANMCO per la Cardiologia Pediatrica e poi come presidente della Società Italiana di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite (SICPED) è stata per me molto importante, perché mi ha consentito di conoscere meglio le altre realtà italiane, fra le quali ho cercato di promuovere una sempre maggiore collaborazione.
In Italia esistono percorsi formativi strutturati per chi desidera occuparsi di cardiologia pediatrica e di cardiopatie congenite dell’adulto?
Questa domanda tocca un punto dolente. Nonostante se ne parli da tempo non esistono ancora percorsi strutturati istituzionali. Alla Cardiologia Pediatrica si arriva sia dalla Specializzazione in Cardiologia sia da quella in Pediatria, con una formazione successiva ‘individuale’. Esistono dei Master di alto livello sia in Cardiologia Pediatrica sia per la Cardiologia del Congenito Adulto presso alcuni Centri Italiani. Le Società Scientifiche possono avere un ruolo molto importante, sia per promuovere una formazione specifica all’interno del percorso universitario, sia per diffondere attraverso tutti i mezzi possibili (convegni, corsi, articoli scientifici ecc.) la conoscenza sulle cardiopatie congenite e sulla cardiologia pediatrica. L’attenzione verso la formazione dei giovani deve essere un obiettivo prioritario, e sono convinta che una sinergia d’azione fra ANMCO e SICPED possa essere preziosa in questo senso.
Ci racconta un aneddoto particolarmente significativo della sua carriera?
Ho tanti ricordi molto belli, soprattutto grazie ai pazienti. Un momento che ricordo sempre riguarda però un giudizio negativo. Ero ancora molto giovane, lavoravo da pochi anni nella Cardiologia del Meyer. Veniva da noi periodicamente per aiutarci a sviluppare l’attività del Congenito Adulto la Professoressa Jane Somerville (è lei che ha coniato il termine ‘GUCH’, Grown-Up Congenital Heart). Ricordo che avevo preparato la presentazione di un caso complesso, e che lei mi trattò molto male, di fronte ad altri colleghi, perché non avevo allegato l’immagine della radiografia del torace. Alle mie timide rimostranze mi rispose bruscamente “Ricordati che stai decidendo della vita di un uomo”. Lei forse era stata esagerata, ma l’indicazione ad analizzare in modo completo e critico la storia clinica di un paziente che si affidava alle nostre cure è una raccomandazione che non ho mai dimenticato. E molti anni dopo gliel’ho detto…
Quali sono i suoi progetti presenti e futuri, anche al di fuori dell’attività clinica?
Un campo che mi interessa particolarmente è il ‘Congenito adulto anziano’. Sarà per l’anagrafe… Al di là della battuta, questa è una popolazione emergente, nella quale ai problemi dovuti agli esiti della cardiopatia congenita di base si sommano quelli legati all’età e alle comorbilità, cardiologiche ed extracardiache. Sono pazienti che richiedono un approccio che definirei multidimensionale, spesso pazienti ‘fragili’ per i quali è necessario sviluppare percorsi di cura e di assistenza adeguati. Rappresentano un modello ideale di quella Medicina che cura le persone ammalate e non le malattie, che sa unire i dati biologici a quelli biografici: insomma il GUCH anziano è un unicum che fa della complessità il paradigma di una buona cura! Al di fuori del lavoro, che continuo quotidianamente anche se fuori dell’Ospedale, spero di avere più tempo per leggere e per viaggiare.
Per concludere, quale consiglio darebbe a un giovane collega che desidera avvicinarsi a questo ambito così peculiare della cardiologia e della pediatria?
È necessario frequentare un Centro di Cardiologia e di Cardiochirurgia (Pediatrica e del Congenito Adulto) dove sia possibile seguire un percorso formativo completo, che vada dall’imaging, all’emodinamica e alla elettrofisiologia, prima di dedicarsi (come oggi è inevitabile) a un settore specialistico. Se possibile, e oggi spesso lo è, un periodo svolto in un Centro estero di prestigio è importante non soltanto per acquisire competenze professionali ma anche per aprire la mente e conoscere strutture e colleghi diversi. E (forse soprattutto!) bisogna mantenere sempre l’entusiasmo e anche l’umiltà, entrambi indispensabili per fare bene il nostro lavoro. ♥

