In primo piano

Editoriale
Giuseppe Di Tano
“Few cardiologists were trained in environmental health. But the limits of our training cannot define the limits of our responsibility”. Questa frase sintetizza il pensiero dell’Editor page, intitolata The Risk We All Breathe: Why Environmental Cardiology Belongs in Our Pages, che apre il numero di settembredel JACC dedicato agli effetti cardiovascolari dell’ambiente, compresi i deleteri cambiamenti climatici, tra l’altro oggetto di una bella puntualizzazione a cura dell’Area Giovani che trovate nelle prossime pagine. È oramai evidente anche a livello scientifico che l’inquinamento atmosferico, i fumi degli incendi boschivi e le ondate di calore non siano più confinati all’ “Ecologia”.
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Insufficienza tricuspidalica severa – Le risposte alle nostre domande arrivano dal TRIC-I-HF presentato all’ESC 2026
Vered Gil Ad
Negli ultimi anni la riparazione transcatetere edge-to-edge della tricuspide (T-TEER) si è progressivamente affermata come opzione terapeutica nei pazienti con insufficienza tricuspidalica (IT) severa sintomatica e rischio chirurgico elevato. Registri e studi randomizzati hanno dimostrato in modo consistente che la procedura riduce il rigurgito e migliora sintomi, capacità funzionale e qualità di vita. Rimaneva però una domanda fondamentale per il cardiologo clinico: correggere l’IT può anche ridurre le ospedalizzazioni per scompenso e modificare la storia clinica della malattia?
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L’ Ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena è il principale punto di riferimento sanitario della Piana di Gioia Tauro. Le prime testimonianze storiche legate a una struttura di assistenza a Polistena risalgono al 1537, anno in cui i frati Minori Osservanti gestivano una prima forma di ospedale nei pressi della chiesa dell’Immacolata Concezione.
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In questo numero
Attilio Iacovoni
Questa edizione della rivista viene introdotta dal consueto Editoriale, che invita a riflettere sull’impatto dei fattori ambientali sulla salute cardiovascolare: inquinamento, incendi e ondate di calore sono già attuali fattori di rischio, non scenari futuri. Il cardiologo dovrà considerarli come fattori classici, chiedendo al paziente «dove vive e che lavoro fa». L’articolo cita tra l’altro la presa di posizione della ESC e delle linee guida di cardioriabilitazione.
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