CardioLex: Corso di Alta Formazione in Cardiologia Clinica e Responsabilità Professionale

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CardioLex: Corso di Alta Formazione in Cardiologia Clinica e Responsabilità Professionale

Evidenza scientifica, decisione clinica e responsabilità nella Cardiologia contemporanea

Il 3 e 4 luglio 2026 si è svolto a Matera il Corso di Alta Formazione in Cardiologia Clinica e Responsabilità Professionale “CardioLex”, con il patrocinio di ANMCO – Sezione Regionale Basilicata e SIECVI.

Responsabili scientifici dell’iniziativa sono stati Marco Fabio Costantino, Responsabile della Task Force nazionale ANMCO Responsabilità professionale e sicurezza delle cure, Maria Maddalena De Francesco, Presidente ANMCO Basilicata, e Maria Giuseppina Veglia, Delegata SIECVI per la Regione Basilicata.

Il corso ha riunito discenti provenienti da Basilicata, Calabria, Puglia e Campania e una faculty multidisciplinare di rilievo nazionale, con l’obiettivo di affrontare un tema sempre più presente nella pratica quotidiana: il rapporto tra evidenza scientifica, autonomia decisionale, appropriatezza delle cure e responsabilità professionale.

La responsabilità professionale oltre l’errore tecnico
L’evoluzione delle linee guida, l’introduzione di terapie innovative, lo sviluppo dell’imaging avanzato e delle procedure interventistiche hanno ampliato le possibilità diagnostiche e terapeutiche della Cardiologia, ma anche la complessità delle decisioni. Parallelamente, appropriatezza prescrittiva, aderenza alle raccomandazioni, tracciabilità delle scelte e responsabilità organizzativa hanno assunto un peso crescente. Uno dei temi centrali delle due giornate è stato il quadro della responsabilità professionale delineato dalla Legge 24/2017, la cosiddetta Legge Gelli-Bianco, analizzato soprattutto nelle sue implicazioni per la pratica clinica.

Il confronto ha riguardato la distinzione tra responsabilità della struttura sanitaria e responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, ma ha soprattutto evidenziato un principio fondamentale: la sicurezza delle cure non può essere ricondotta esclusivamente al comportamento del singolo professionista. Omissione terapeutica, ritardo diagnostico, qualità della documentazione clinica e tracciabilità del processo decisionale sono stati discussi insieme agli elementi organizzativi che possono condizionare l’assistenza. Carenze strutturali, tecnologiche o organizzative possono infatti interferire con la possibilità del medico di operare secondo linee guida e buone pratiche clinicoassistenziali, ponendo il problema del confine tra responsabilità individuale e responsabilità dell’organizzazione.

L’appropriatezza come filo conduttore
CardioLex non è stato concepito come un corso di medicina legale rivolto ai cardiologi. La responsabilità professionale ha rappresentato piuttosto una chiave di lettura trasversale delle principali aree della Cardiologia. Il programma ha affrontato le decisioni terapeutiche nella prevenzione cardiovascolare e nello scompenso cardiaco, il bilanciamento tra rischio ischemico ed emorragico nella terapia antitrombotica, la gestione delle aritmie e dei dispositivi, la prevenzione della morte improvvisa e le decisioni ad alto impatto nell’area critica. Nello STEMI e nelle altre condizioni tempo-dipendenti, ad esempio, la responsabilità non riguarda soltanto la correttezza della scelta terapeutica, ma anche tempi, organizzazione della rete e continuità del percorso assistenziale.

Analogamente, nella rianimazione cardiologica e nella gestione post- ROSC, decisioni rapide e complesse devono essere integrate con percorsi organizzativi adeguati. Ne emerge una concezione dell’appropriatezza che va oltre la semplice aderenza formale alle raccomandazioni: scegliere il trattamento corretto significa individuare l’opzione più adeguata per quel paziente, in quel momento e in quello specifico contesto assistenziale.

Imaging cardiovascolare: non solo eseguire bene un esame
Un’intera sessione è stata dedicata all’imaging cardiovascolare e alle responsabilità connesse alla scelta, all’esecuzione e all’interpretazione dell’esame diagnostico. Ecocardiografia transtoracica, transesofagea e da stress, TC coronarica, SPECT e risonanza magnetica cardiaca sono state analizzate dal punto di vista dell’appropriatezza dell’indicazione e della responsabilità refertativa. La scelta della metodica, l’esposizione alle radiazioni, la gestione del paziente fragile e l’integrazione tra differenti tecniche di imaging rappresentano infatti parte integrante del processo decisionale. Il messaggio emerso è che l’appropriatezza diagnostica non consiste soltanto nel “fare bene” un esame, ma anche nel decidere se eseguirlo, quando eseguirlo e quale metodica utilizzare, evitando tanto l’omissione quanto il ricorso non giustificato a indagini diagnostiche. La stessa prospettiva ha caratterizzato il confronto sulla Cardiologia strutturale e interventistica, dalla dissezione aortica all’interventistica valvolare, dalla chiusura del forame ovale pervio alla gestione dell’arteriopatia periferica.

Clinical Grey Zones: quando la linea guida non dà una risposta univoca
La parte conclusiva del corso è stata dedicata alle “Clinical Grey Zones”, situazioni nelle quali evidenze e raccomandazioni non forniscono necessariamente una risposta automatica e la decisione deve essere costruita sul singolo paziente.

La tavola rotonda “Decisione clinica e responsabilità: autonomia professionale o medicina difensiva?” ha messo a confronto cardiologo clinico, interventista, elettrofisiologo, ecocardiografista, medico nucleare, radiologo, cardiochirurgo, chirurgo vascolare e avvocato. La fibrillazione atriale nel paziente ad alto rischio emorragico, l’indicazione borderline all’ICD e la stenosi aortica in presenza di importanti comorbidità sono diventate occasioni concrete per discutere il rapporto tra evidenza, giudizio clinico e responsabilità. È proprio nelle zone grigie che emerge uno dei messaggi più rilevanti delle due giornate: appropriatezza non significa applicazione meccanica della linea guida. Le raccomandazioni rappresentano il riferimento scientifico, ma il medico mantiene il compito di tradurle nella situazione concreta attraverso una decisione motivata, proporzionata e adeguatamente documentata.

Dalla medicina difensiva alla cultura della responsabilità
Il confronto sviluppato durante CardioLex ha mostrato come tutela del paziente e tutela del professionista non siano obiettivi contrapposti. Appropriatezza, qualità della documentazione, comunicazione, organizzazione dei percorsi e tracciabilità delle decisioni costituiscono contemporaneamente strumenti di sicurezza delle cure e di riduzione del rischio professionale.

La responsabilità professionale può quindi essere letta non come un limite all’autonomia del cardiologo, ma come parte integrante della qualità della cura. Superare la medicina difensiva significa anche passare dalla ricerca dell’errore individuale a una cultura capace di analizzare il processo assistenziale nel suo complesso, riconoscendo il ruolo delle competenze professionali ma anche quello dell’organizzazione.

CardioLex ha proposto in questo senso un modello formativo nel quale evidenza scientifica, pratica clinica, appropriatezza e responsabilità vengono affrontate come componenti dello stesso processo decisionale. Il confronto avviato a Matera proseguirà attraverso una serie di webinar dedicati a specifiche problematiche della responsabilità professionale in Cardiologia, con particolare attenzione a quelle “zone grigie” nelle quali il cardiologo è chiamato ogni giorno a trasformare le evidenze scientifiche in decisioni per il singolo paziente.♥

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