Innovazione o Tradizione?

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Innovazione o Tradizione?

Credo che il libro stampato e i testi elettronici debbano essere considerati alleati naturali, poiché esiste un terreno comune di azione e poiché rimangono straordinari e reciproci i vantaggi ai fini della consultazione e della fruizione, sia da parte del pubblico specialistico sia dei comuni lettori. Nessuna sequenza di attivazione di siti e ricerca elettronica ha la capacità di riprodurre la carica emotiva e l’esperienza umana della consultazione di un testo a pagine. Non è un richiamo nostalgico e sterile: è la dimensione umana della memoria e della costruzione dei saperi. Se è vero che i libri a stampa offrono un’esperienza di lettura ottimale, tattile, olfattiva, sensoriale e una ergonomia insuperabile, come sottolineava Umberto Eco (Librai e millennio prossimo, 2003; Non sperate di liberarvi dei libri, 2009), è vero altresì che l’e-book, e in generale le fonti vaste consultabili in open access, rappresentano una sfida avvincente, pragmaticamente efficiente. Penso che ogni tentativo di scrutare le possibilità di aggiornamento, oggi e in futuro, trarrà comunque ispirazione dallo studio del passato. Individualmente, sfogliare le pagine di un testo studiato, pure adesso elettronicamente disponibile, ha una carica rievocativa, un calore che restituiscono senso al tempo trascorso, alle persone incontrate e agli eventi. 

Stiamo vivendo una vera rivoluzione paragonabile, per ampiezza e importanza, alla rivoluzione di Gutenberg: dopo il passaggio da oralità a scrittura, da rotolo a codice, da manoscritto a libro a stampa. Si è modificata non solo la tecnica di riproduzione del testo e la forma del supporto, ma anche le modalità stesse di lettura e di costruzione e schematizzazione della conoscenza. La vastità degli orizzonti e la trasversalità e l’uso flessibile delle conoscenze ne hanno beneficiato? Forse l’atto della consultazione di un secondo o di un terzo testo o lo sfogliare pagine diverse di uno stesso testo erano implicitamente un modo per richiamare e fissare meglio concetti trasversali. Guglielmo Cavallo e Roger Chartier affermavano che «non vi è testo senza il supporto che lo offre alla lettura o all’ascolto. Gli autori non scrivono libri: essi scrivono testi che diventano oggetti scritti — manoscritti, incisi, stampati e, oggi, informatizzati — maneggiati in maniere diverse da lettori, le cui modalità di lettura variano secondo i tempi, i luoghi, i contesti» (Storia della lettura nel mondo occidentale, 2009). E se una delle critiche mosse alla lettura in ambiente elettronico è la perdita degli aspetti di immediato apprezzamento sensoriale del libro e del rapporto tattile con la pagina, è vero che la possibilità di utilizzare e confrontare numerose fonti elettroniche per leggere e consultare intere biblioteche di testi, associata alle possibilità di ricerca, di annotazione e manipolazione del testo proprie del formato digitale, determinerà a mio parere vantaggi. 

Per fare scelte giuste sarà importante, su pagine di carta o di bit, continuare a leggere, a studiare, ad entrare dentro il testo stesso, saper leggere ciò che va oltre la scrittura, divenirne protagonisti, quasi nuovi autori, attraversando e rielaborando criticamente i testi, fino a fare del testo scritto un palinsesto in cui ricercare le tracce della scrittura anteriore (Jorge Luis Borges, Finzioni, 1995), le tracce di un passato che non dobbiamo mai dare per scontato, perché «il nostro passato è il nostro prologo» (Donald F. McKenzie, Il passato è il prologo. Due saggi di sociologia dei testi, 2002). ♥

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