Progetto Vita e la cardioprotezione delle città in Italia: il progetto Puglia Cardioprotetta

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Progetto Vita e la cardioprotezione delle città in Italia: il progetto Puglia Cardioprotetta

Dalla esperienza di Piacenza a un modello replicabile di cardioprotezione

L’arresto cardiaco improvviso rappresenta una delle principali emergenze sanitarie del nostro tempo. In Italia colpisce oltre 60.000 persone ogni anno, spesso davanti a familiari, amici, colleghi o semplici passanti. Sono proprio questi i casi più drammatici, ma anche quelli in cui è possibile ottenere il massimo impatto in termini di sopravvivenza. La prognosi dipende infatti quasi esclusivamente da un fattore: il tempo. Per molti anni il dibattito sulla morte cardiaca improvvisa si è concentrato prevalentemente sugli aspetti clinici, sulla capacità di identificare i soggetti a rischio e sulle tecniche di rianimazione cardiopolmonare. L’esperienza maturata in oltre venticinque anni con Progetto Vita® a Piacenza ha però evidenziato una realtà semplice ma decisiva: il vero problema non è soltanto chi sappia eseguire il massaggio cardiaco, ma quanto rapidamente un defibrillatore automatico esterno (DAE) riesca ad arrivare accanto alla persona colpita. La fibrillazione ventricolare, nelle sue fasi iniziali, è prima di tutto una patologia elettrica e, come tale, richiede uno shock precoce.

Per questo il successo di Progetto Vita® non è derivato semplicemente dalla diffusione dei DAE, ma dalla costruzione di un sistema organizzato, integrato e diffuso sul territorio, capace di trasformare cittadini, scuole, forze dell’ordine, aziende e istituzioni in parte attiva della catena della sopravvivenza. Quando nel 1998 nacque a Piacenza il Progetto Vita®, da un’idea del Prof. Alessandro Capucci, sembrava quasi impensabile immaginare che cittadini comuni, studenti, insegnanti, poliziotti, carabinieri e volontari potessero diventare protagonisti del soccorso precoce. Oggi sappiamo che questo è possibile. Sappiamo che una città può diventare cardioprotetta. Sappiamo che le forze dell’ordine possono arrivare prima dell’ambulanza. Sappiamo che un ragazzo può imparare a utilizzare un DAE e che una comunità informata può fare la differenza tra la vita e la morte. I dati raccolti in questi anni hanno dimostrato che, quando il DAE arriva molto precocemente – entro 4-5 minuti dall’evento – la sopravvivenza può superare il 40% e, in alcuni contesti particolari come gli impianti sportivi, raggiungere percentuali prossime al 90%. Questo significa che molte morti improvvise non sono inevitabili. Sono morti evitabili, se la società è organizzata per intervenire rapidamente. Ma per organizzarsi occorre una visione strategica. Il DAE come l’estintore. Per comprendere il cambiamento culturale necessario, esiste un parallelismo estremamente efficace: quello tra il DAE e l’estintore. Oggi nessuno si stupisce di trovare un estintore in una scuola, in un’azienda, in un condominio, in una palestra o in una stazione. L’estintore è diventato parte integrante della sicurezza collettiva. Non perché tutti siano vigili del fuoco, ma perché la società ha accettato un principio semplice: nei primi minuti di un incendio, il primo intervento può salvare vite. Esattamente lo stesso principio vale per l’arresto cardiaco. Eppure, mentre gli incendi gravi sono relativamente rari, l’arresto cardiaco colpisce ogni anno decine di migliaia di persone, circa una ogni otto minuti. Nonostante questo, il DAE è ancora percepito come uno strumento specialistico, raro, complesso o riservato ai sanitari. Questo approccio culturale deve cambiare. L’estintore non salva vite semplicemente perché è appeso a una parete. Le salva perché è visibile, accessibile, riconoscibile e perché nessuno ha paura di utilizzarlo in emergenza. Lo stesso deve accadere per il DAE. Un defibrillatore chiuso in un armadio, non registrato, non accessibile o sconosciuto alla popolazione è come un estintore nascosto in un magazzino chiuso a chiave durante un incendio. La società moderna ha reso normale trovare un estintore in ogni edificio. Oggi dobbiamo fare lo stesso con il DAE. Perché l’arresto cardiaco è un’emergenza altrettanto improvvisa, altrettanto tempo-dipendente e altrettanto potenzialmente reversibile. Da questa visione nasce la proposta di un grande progetto nazionale: “Progetto Vita Italia”, finalizzato a trasformare l’esperienza di Progetto Vita® in un modello organizzativo italiano di cardioprotezione diffusa. La filosofia del progetto si basa su tre grandi passaggi culturali:

• dalla formazione di pochi all’informazione di tutti;

• dalla presenza passiva del DAE alla sua reale utilizzabilità;

• da interventi isolati a un sistema nazionale integrato.

L’obiettivo non è trasformare tutta la popolazione in operatori sanitari, ma fare in modo che ogni cittadino sappia riconoscere un arresto cardiaco, chiamare rapidamente il 112/118 e utilizzare senza paura un DAE. La Legge 116/2021 ha già sancito un principio fondamentale: il DAE può essere utilizzato anche da personale non sanitario. Ora questo principio deve diventare patrimonio culturale collettivo. La campagna InFormareDAE. Uno dei pilastri fondamentali del progetto è la campagna informativa. La abbiamo chiamata “InFormare DAE”, una campagna permanente di sensibilizzazione che dovrà estendersi anche attraverso i mass media nazionali e basata su messaggi semplici e immediati per spiegare alla popolazione che il DAE può essere usato da tutti, che ogni minuto conta, che chiunque può usare un DAE anche senza un corso di formazione specifico come prevede la legge 116/2021.

L’importanza della scuola e degli insegnanti. La cultura della cardioprotezione deve entrare stabilmente nelle scuole, nelle aziende, nei condomini, negli impianti sportivi e nelle istituzioni. Per questo motivo il progetto prevede lo sviluppo nazionale di Progetto Vita® Ragazzi, trasformando la scuola nel principale moltiplicatore culturale del Paese. Il modello organizzativo prevede a formazione degli insegnanti attraverso piattaforme digitali, video-lezioni e tutorial, kit didattici standardizzati affinché possano in piena autonomia didattica svolgere due ore annuali dedicate alla cardioprotezione ai loro discenti in aula, con programmi BLS-D nelle scuole superiori e percorsi di peer education tra studenti. Il programma scolastico inizia nelle scuole primarie di primo grado. Gli insegnanti diventano così ambasciatori permanenti della cultura della sopravvivenza. Le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco. Un altro elemento

strategico è il coinvolgimento delle forze dell’ordine come first responder territoriali. Le pattuglie distribuite sul territorio possono spesso raggiungere il paziente prima dell’ambulanza. Per questo il progetto prevede:

• dotazione progressiva di DAE;

• integrazione operativa con il 112/118;

• attivazione tramite app nazionale;

• accordi con prefetture e questure.

Parallelamente, anche le aziende e i luoghi di lavoro devono diventare parte integrante della rete di cardioprotezione. Così come esistono norme antincendio, estintori e piani di evacuazione, la cardioprotezione deve entrare nella cultura della sicurezza sul lavoro. Ogni luogo di lavoro dovrebbe essere dotato di DAE, personale informato e integrazione con il sistema di emergenza. La tecnologia può accelerare la risposta. Attendiamo la app nazionale prevista dalla Legge 116/2021. Ma nessuna tecnologia funzionerà senza persone. La tecnologia accelera. Le persone informate salvano. La vera rivoluzione di Progetto Vita® non è il DAE. È l’idea che una comunità possa diventare parte integrante del sistema di emergenza. Non sostituendo i sanitari, ma riducendo il tempo necessario affinché il trattamento arrivi. Per questo oggi l’Italia ha un’opportunità straordinaria: trasformare un’esperienza locale in un modello nazionale di civiltà sanitaria. Ogni luogo protetto dal fuoco dovrebbe essere anche protetto dall’arresto cardiaco. Abbiamo imparato a convivere con gli estintori. Ora dobbiamo imparare a convivere con i DAE. Perché nessuno dovrebbe morire semplicemente perché il defibrillatore è arrivato troppo tardi, non era disponibile o non funzionava.

Proprio da questa visione nasce oggi una nuova esperienza concreta: il progetto di cardioprotezione della Municipalità 2 di Bari. Un progetto nato dopo una conferenza stampa, tenutasi in Regione Puglia, in occasione della Settimana per il Tuo cuore, nell’ambito delle iniziative di Cardiologie Aperte, con la partecipazione dell’Assessore alla Sanità, del Direttore del Dipartimento della salute, del Prefetto di Bari, del direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, che hanno incontrato professionisti, volontariato e territorio, con un obiettivo molto chiaro: trasformare la cultura della cardioprotezione in una rete reale, visibile e diffusa nella comunità. È seguito un primo incontro di formazione/informazione nel liceo scientifico Enrico Fermi di Bari con la collaborazione dell’associazione “Cuore Grande”. La Municipalità 2 di Bari rappresenta oggi molto più di un semplice progetto locale. Rappresenta un modello pilota di quello che potrebbe diventare un grande progetto regionale pugliese di cardioprotezione. L’idea è semplice, ma rivoluzionaria: portare il DAE vicino alle persone, renderlo accessibile, integrarlo con il sistema di emergenza, coinvolgere scuole, cittadini, aziende, forze dell’ordine e associazioni. Esattamente come è avvenuto a Piacenza. Perché Progetto Vita® non è un modello legato a una singola città. È un metodo organizzativo replicabile, soprattutto nei comuni sotto i 100.000 abitanti, come Piacenza. In Italia esistono circa 7.894 comuni, di cui soltanto 44-45 superano i 100.000 abitanti. Questo significa che oltre 7.850 comuni italiani potrebbero teoricamente sviluppare un modello territoriale di cardioprotezione ispirato a Progetto Vita®. Anche le grandi aree urbane possono essere organizzate secondo questo principio, suddividendo la città in municipalità o quartieri autonomamente cardioprotetti, come nel caso della Municipalità 2 di Bari. Bari oggi può diventare il punto di partenza di una nuova rete di città cardioprotette in Puglia. Il vero cambiamento avviene quando il DAE smette di essere percepito come uno strumento eccezionale e diventa parte della normalità quotidiana, proprio come un estintore.

E allora forse il più grande risultato di Progetto Vita® non sarà soltanto quello di aver salvato vite a Piacenza. Ma quello di aver dimostrato che salvare più vite è possibile ovunque, se una comunità decide di organizzarsi per farlo. E oggi Bari, con questo progetto, sta affermando un principio fondamentale: la cardioprotezione non è un privilegio. Deve diventare un diritto di tutti.

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