Invecchiamento e genetica
In questo editoriale della serie NEXT, parliamo di come esista un limite intrinseco alla vita umana, che non dipende dall’insorgenza delle malattie ma è determinato geneticamente in modo che ancora la ricerca non riesce a comprendere
Il 19 agosto 2024 in Spagna, a Olot, un paesino della Catalogna, è morta Maria Branyas Morera, che con 117 anni di età deteneva il record di essere la più vecchia persona al mondo. Aveva due figlie che le sono sopravvissute, entrambe ultranovantenni. Il record di longevità Maria l’aveva ereditato nel suo ultimo anno di vita da Lucile Randon, francese, morta a 118 anni, che a sua volta aveva ricevuto il testimone da Kane Tanaka, giapponese, morta nel 2022 a 119 anni. La classifica dei record è mantenuta sul sito LongeviQuest (https://longeviquest.com), che certifica in maniera ufficiale l’età e mantiene una banca dati delle persone più longeve. Tutti i record spettano alle donne, in quanto gli uomini più vecchi di media vivono 3-4 anni meno delle donne. La prima italiana ad essere salita sul podio più alto era stata Emma Morano di Verbania, morta a 117 anni nel 2017.
Come sta andando il trend della longevità umana in generale? Ad aprile dello scorso anno, The Lancet ha pubblicato un atteso update dei dati del Global Burden of Disease (GBD), il più vasto e comprensivo sforzo di quantificare come variano i tassi di malattia e di morte nel mondo e nel tempo. Lo studio GBD è uno sforzo ciclopico: in questo ultimo update sono stati valutati più di 607 miliardi di dati standardizzati relativi alla salute, 459 fattori di rischio delle malattie, in 204 differenti paesi e regioni al mondo dal 1990 al 2021, includendo trend a livello nazionale, regionale e locale. I dati del GBD confermano che il killer numero uno durante gli ultimi 30 anni sono continuate ad essere le malattie cardiovascolari. Il primato spetta alle malattie delle arterie coronarie (infarto e le sue conseguenze), seguito dall’ictus. Il terzo posto è invece per le malattie respiratorie. Il report ha anche dei dati estremamente positivi, in particolare mostrando come l’aspettativa di vita globale sia aumentata di ben 6.2 anni dal 1990 al 2021, un numero di anni incredibile in poco più di 30 anni complessivi. Ancora più incredibile se si considera che l’aspettativa di vita, che ora si attesta globalmente a 71.7 anni, era di soli 49 anni nel 1950. Questo enorme progresso è legato soprattutto a una riduzione massiccia nelle malattie infettive del tratto intestinale (con una riduzione sensibile dei casi di diarrea e tifo) e del sistema respiratorio. Nel 2021, peraltro, il COVID-19 ha abbassato l’aspettativa di vita di 1.2 anni. Tornando a Maria Branyas Morera, il suo caso aneddotico è particolarmente interessante, perché la signora era stata seguita, negli ultimi anni di vita, da un medico genetista dell’Università di Barcellona, che ne aveva prelevato ripetuti campioni di sangue, saliva, urine e feci, con grande collaborazione della supercentenaria. A distanza di un anno, Esteller ha ora pubblicato i risultati di questi studi in un articolo uscito su Cell Reports Medicine lo scorso mese. I risultati sono stati in parte sorprendenti e in parte prevedibili.
La parte sorprendente riguarda il fatto che la signora Maria è vissuta fino a 117 anni pur avendo tutta una serie di caratteristiche biologiche che di solito vengono associate alle malattie e alla probabilità di morire anticipatamente. Le estremità dei suoi telomeri – le strutture alle estremità dei cromosomi – erano cortissime. Si è creduto per tanti anni che la lunghezza dei telomeri fosse correlata con l’aspettativa di vita, tanto che diverse aziende tuttora vendono test a pagamento che misurano questo parametro nelle cellule del sangue. Maria invece aveva i telomeri cortissimi ma tuttavia è vissuta così a lungo in piena salute. Discorso analogo per l’espansione clonale delle cellule staminali ematopoietiche (Clonal Hematopoiesis of Indeterminate Potential, CHIP). Questa condizione, che è dovuta all’insorgenza di mutazioni in specifici geni che conferiscono un vantaggio proliferativo alle cellule ematopoietiche staminali che la contengono, è solitamente associata a un aumentato rischio cardiovascolare con il progredire dell’età. Ebbene, Maria era affetta da CHIP ma nonostante questa condizione era rimasta in ottima salute fino a 117 anni. Se queste erano osservazioni alquanto sorprendenti, più scontato era il fatto che Maria aveva il colesterolo LDL basso e quello HDL alto, bassi i livelli di marcatori di infiammazione sistemica e marcatori dei linfociti che indicavano un sistema immunitario particolarmente attivo. Di fatto, Maria era stata la persona più anziana in Spagna, all’età di 113 anni, ad aver contratto il COVID-19 e ad esserne guarita. I ricercatori di Barcellona hanno anche analizzato con le moderne tecniche di sequenziamento il microbiota intestinale di Maria, ricavandone informazioni molto interessanti. La sua flora intestinale era rimasta simile a quella delle persone giovani, con alti livelli di Bifidobacterium, un batterio benefico probabilmente legato alla sua dieta, che comprendeva almeno tre porzioni di yogurt al giorno.
Al di là dello yogurt, Maria aveva però vinto il jackpot alla lotteria genetica: il suo DNA portava molte delle varianti genetiche associate, in altre specie come i cani, i moscerini o i vermi, a una vita lunga e invece nessuna delle varianti che predispongono a malattie degenerative (ad esempio, il polimorfismo di ApoE associato al morbo di Alzheimer). La storia di Maria è aneddotica, ma rimarca una volta di più un’osservazione affascinante: nonostante lo stato apparente di salute biochimica e mentale, nessuno comunque riesce a superare il limite imposto dalla genetica alla specie umana. Nel database di LongeviQuest, Maria, con 117 anni, è ottava nella lista assoluta delle persone più longeve, con la prima, Jeanne Calment, morta in Francia quasi 30 anni fa, che detiene il record con 122 anni. Nessuno nella storia dell’umanità è mai riuscito a oltrepassare questo limite. La storia di Maria, che muore in assenza di apparenti patologie, mostra come l’invecchiamento e le malattie siano due fenomeni distinti, dove l’invecchiamento è determinato da un programma biologico scritto nei nostri geni in modo da fissare in maniera definita l’età di vita massima di ciascuna specie. Quali siano i meccanismi per cui questo limite è di 120 anni per gli esseri umani, 2-3 anni per i topi, 12 per le pecore e 3 mesi per il moscerino della frutta rimane un mistero che largamente elude ancora la nostra comprensione. ♥

