“Poche cose essenziali”: il viaggio di un cardiologo dentro se stesso

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“Poche cose essenziali”: il viaggio di un cardiologo dentro se stesso

Un romanzo sulla necessità di ritrovare il proprio centro, dopo essersi dedicati agli altri

Cosa spinge una persona a cambiare ciò che ha costruito in lunghi anni di preparazione? E cosa lo costringe a ripetere invece sempre gli stessi schemi, senza mai riuscire ad andare oltre trovando un senso al proprio operare? Dietro un misto di noia, abitudine, mancanza di coraggio, possono celarsi bisogni inascoltati. Il dottor Aleco Sernaché si occupa di trapianti di cuore. Vive e lavora a Milano. In ospedale apparentemente le cose vanno bene: il suo compito è difficile ma appagante, i pazienti gli vogliono bene, si prodiga per loro, sa che può contribuire a salvare vite. Eppure è costantemente insoddisfatto, deluso, frustrato. «Ti vedo, ti osservo e ti trovo sempre più svogliato, sempre più distaccato. Ci hai mai pensato a cambiare lavoro?» si sente dire da chi gli sta vicino, all’inizio del romanzo.

Aspettative e prezzo da pagare
Visto da fuori, un lavoro che restituisce un ruolo sociale di primo piano, come quello del medico, è considerato elemento sufficiente a rendere immuni da problemi e quesiti sulla propria attività, ma anche sul senso della propria vita. Tuttavia, questo giudizio semplice non tiene conto di alcuni temi: le aspettative disattese, le difficoltà emotive – proprie e altrui – da gestire, il carico di responsabilità. Insomma il prezzo da pagare per rientrare in quel ruolo. L’esito in burn-out, sempre più frequente anche nella categoria medica, è solo la punta dell’iceberg che emerge da un ghiacciaio più vasto. Nel romanzo “Poche cose essenziali” (Città del sole Edizioni – 2026, 18,00 euro) si prova ad andare sotto la superficie, per approfondire lo scontro di desideri contrapposti che anche il medico che opera in prima linea sente quotidianamente: una vita fatta di stimoli esterni e urgenti a cui rispondere, cercando talvolta di sopire i propri bisogni o la propria emotività per non cadere in errore. «Piano piano ci arrivo a capirlo. Perché in fondo lo so già. Ci do troppa importanza. Come se le cose non accadessero perché devono accadere. Come se io potessi davvero farci qualcosa. Come se giocare a tirare di qua e di là la gente tra la vita e la morte fosse davvero qualcosa in cui ho un potere decisionale. Come se non fosse, appunto, giocare

Farsi aiutare a capirsi
Il protagonista, Aleco, riesce ad aprirsi con poche persone dai ruoli sfumati: amico-collega, compagna-amante, amante-moglie (di un altro). Si muove all’interno di un non canonico triangolo amoroso, dominato da speranza e inerzia. Con il suo amico Alberto ha un’intesa vincente, anche perché i due vivono situazioni analoghe. Con Eleonora, detta Leo, si consola, si incontra e si scontra; da lei trova calore facile ma, per questo, a rischio. Con Viola, infine, si fonde, si confida, riesce a rinascere. Sono i suoi alter-ego, ciascuno in grado di esprimere ciò che lui, da solo, non riesce. Spesso, capire le emozioni è difficile. A volte è duro. Può essere difficile e duro anche accettarle, una volta comprese. Allora la fuga può risultare la via più immediata, l’unica che si riesce a percorrere. Ma non può durare a lungo, prima o poi il conto si presenta. È sostanzialmente quanto succede ad Aleco, lo scontro con la realtà ha l’impatto di un sonoro schiaffo. Ma l’essere aiutato in questo processo, l’essere guidato dall’amore e il ritrovare un vecchio collega e amico, gli consentirà di apprezzare il percorso.

«Forse sei arrivato al punto in cui metti in discussione tanto di quello che è stato di te. Chissà a mettere in discussione tutto. Forse quello che è stato adesso ti sta stretto: è un vestito che ti sei cucito addosso con tenacia, fatica e sudore, con quella lotta che adesso rinneghi. Perché non ci vedi più un grande senso, che era un senso molto astratto ma che ti sei tenuto stretto a lungo perché in qualche modo ti identificava, ti dava un’identità. Ora hai realizzato, forse, che quell’identità non era completamente tua e ti senti in diritto, forse, o comunque hai voglia, di lasciarla alle spalle. Adesso senti, forse, che da qui in avanti puoi scrivere una pagina nuova che possa essere stavolta del tutto tua. Forse hai realizzato che il futuro è qualcosa di totalmente aperto, che non è tardi per niente per avere un nuovo futuro, con tanta fiducia perché hai alle spalle tanto buon passato e una grande consapevolezza: ti basta pensare a quello che sei oggi per far venire le cose come vogliono venire, senza sperare in “tempi migliori”, per usare la tua espressione. È così che, forse, adesso riesci a pensare al futuro senza il pensiero di doverlo in qualche modo forzare. Hai saputo sempre in cosa credere e cosa fare con la tua vita e dove indirizzarla, ma forse tutto questo ti ha caricato di responsabilità verso te stesso che ad un certo punto hai scelto di scaricare, ma non per abbandonarle, bensì perché hai sentito di averle compiute. Quindi, forse, ora sei in cerca di qualcosa di nuovo, da prendere con un ricco bagaglio di lezioni imparate ed un altrettanto ricco bagaglio di lezioni da imparare. Però, forse, non hai più bisogno di darti degli scopi, degli obiettivi a tutti i costi. Puoi scegliere meglio ciò in cui credere e cosa fare della tua vita. Ma soprattutto, forse, non hai il bisogno assoluto di farlo: sai che ciò di cui hai bisogno ce l’hai già, il bello che ti serve e che desideri, e tanto ti basta

Eventi e incontri
Una gita a Siena diventa l’inaspettato evento che può cambiare tutto. È un breve ma intenso viaggio nei sentimenti, acceso dal fortuito incontro con Fabio che riemerge all’improvviso dal passato per proiettarlo in un possibile futuro. Fabio diventa lo sweet surrender che incarna le scelte che Aleco non ha il coraggio di fare. «Mi sono reso conto, a un certo punto, di aver dato e preso tutto, per questo mi sono annoiato» gli confida. Parla con parole semplici di cose semplici. E Aleco si turba, sprofonda nella notte e riemerge solo accanto all’amata, con molta più consapevolezza. I luoghi ed i tempi in cui si sviluppano gli eventi aiutano a comprenderne lo sviluppo, che è orizzontale lungo una fatidica primavera, stagione di rinascita per eccellenza. Il viaggio è un’andata e ritorno sulla direttrice Milano- Siena-Milano, attraverso posti che non sono solo sfondo per incontri e parole ma che invece sembrano voler accogliere i protagonisti regalando loro uno spazio opportuno e giusto a seconda della circostanza, ora serena, ora drammatica. La scena è diretta emanazione delle frasi: ciò che accade è direttamente riferito nei dialoghi, in un rapporto immediato con il lettore. Il finale può considerarsi aperto. Una cosa si può comunque dire: aiutato dagli eventi, dai suoi alter-ego, ma soprattutto dalle rivelazioni che lo scuotono, Aleco riuscirà infine a ridurre la sua confusione alle poche cose essenziali che cercava.

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