Ipnosi in cardiologia: mito o realtà?

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Ipnosi in cardiologia: mito o realtà?

L’ipnosi è una tecnica che permette di focalizzare l’attenzione e guidare la mente per ottenere cambiamenti temporanei nella percezione, nel comportamento o nella gestione del dolore, con pieno controllo da parte del paziente

Nel mese di novembre, incuriositi dall’esperienza del Dott. Stefano Cornara, consulente dell’Area Giovani e recentemente diplomato al Master in ipnosi, abbiamo visitato l’ospedale Cardinal Massaia di Asti per intervistare il professor Marco Scaglione. Direttore della Cardiologia ed Elettrofisiologia dell’ospedale, il Prof. Scaglione è anche docente in uno dei pochi Master italiani dedicati all’ipnosi clinica per medici, promosso dal Centro Italiano di Ipnosi Clinico-Sperimentale fondato dal professor Franco Granone, pioniere della disciplina in Italia. Il professor Scaglione ci ha illustrato la sua esperienza, condividendo video di pazienti ipnotizzati e operati da lui in elettrofisiologia, e chiarendo molte delle nostre curiosità.

Com’è nato il suo interesse per l’ipnosi?
Intanto grazie per l’opportunità di parlare di questo tema. Sono venuto a conoscenza dell’ipnosi applicata alla medicina intorno al 2009, grazie alla mia tutor dell’epoca. Aveva eseguito un impianto di pacemaker su una paziente poliallergica a diversi farmaci anestetici e, proprio per questo, aveva scelto di ricorrere all’ipnosi come forma di narco-sedazione. Da lì ho pensato che potesse rappresentare davvero un’innovazione nel nostro campo e ho iniziato a informarmi per formarmi adeguatamente. All’inizio, però, ho ricevuto informazioni sbagliate: mi era stato detto che il corso durava un anno, che si teneva in orario serale e che fosse riservato esclusivamente a psicologi e psichiatri. Per questo motivo ho accantonato l’idea per quasi nove anni. Poi, nel 2018, sono venuto a conoscenza della situazione reale e ho deciso di frequentare il corso. Da quel momento, essendo un tipo “alla San Tommaso”, con la necessità di verificare personalmente l’affidabilità e la riproducibilità del metodo, ho iniziato ad applicarlo nelle procedure eseguite in sala di elettrofisiologia, per gestire la narco-sedazione dei pazienti.

In quali ambiti clinici trova applicazione l’ipnosi e qual è stato il caso più significativo che ha incontrato nella sua esperienza professionale?
Dal punto di vista dell’applicabilità, vi dico: ovunque. E “ovunque” significa non solo in cardiologia. All’Istituto Granone arrivano professionisti di ogni settore: dal fisiatra all’odontoiatra, dallo psicologo allo psicoterapeuta, dallo psichiatra al chirurgo. E tutti la applicano con profitto nei rispettivi ambiti. In cardiologia abbiamo avuto il privilegio di essere i primi a introdurre questo metodo, inizialmente in sala di elettrofisiologia e, successivamente, estendendolo anche all’elettrostimolazione e all’emodinamica. Nel tempo siamo riusciti a pubblicare una serie di articoli: uno dei primi riguardava la gestione della fibrillazione atriale con radiofrequenza tramite ipnosi, seguito poi dal primo impianto di ICD sottocutaneo realizzato con supporto ipnotico o ancora più recentemente la gestione della fibrillazione atriale con elettroporazione. Un aspetto interessante è che la “ipnotizzabilità” dei pazienti risulta molto più elevata in sala operatoria rispetto a uno studio ambulatoriale, perché in quel contesto il paziente avverte maggiormente la necessità di tranquillizzarsi e affidarsi. Il caso più eclatante è stato quello recentemente pubblicato sull’European Heart Journal – Case Reports. In quell’occasione sono riuscito a far replicare a un paziente in storm aritmico refrattario, gli effetti del blocco del ganglio stellato utilizzando esclusivamente l’ipnosi. Il paziente conosceva già gli effetti del blocco farmacologico, e proprio partendo da quell’esperienza gli ho chiesto di riprodurre, attraverso l’ipnosi, le stesse sensazioni e la stessa risposta fisiologica. Ho poi fornito suggestioni mirate, invitandolo a immaginare di poter “spegnere” il ganglio stellato come se fosse un interruttore. Ed è esattamente ciò che è accaduto. Nel giro di 3-4 minuti dall’inizio delle suggestioni ipnotiche indirizzate al ganglio stellato, l’aritmia si è spenta.

Perché un giovane cardiologo dovrebbe interessarsi all’ipnosi oggi?
Proprio perché è giovane e non è un “boomer” come me, dovrebbe essere più aperto alle innovazioni. All’Istituto Granone, solo quest’anno, abbiamo formato più di 150 professionisti tra medici e infermieri che operano in cardiologia. Il corso offre un plus sia per il professionista sia per il paziente: quando un paziente, a fine procedura, ti dice che è stato “bellissimo”, quella è la massima soddisfazione personale per un medico. Ciò che abbiamo scoperto applicando l’ipnosi è che ha anche trasformato l’ambiente di lavoro: impari un nuovo metodo di comunicazione che puoi sperimentare nella vita di tutti i giorni. Per esempio, funziona perfino in situazioni banali come andare dal dentista per ridurre il fastidio, o nelle signore che eseguono la ceretta. Con i parenti, invece, i risultati sono più difficili da ottenere. Basta cercare in rete “Istituto Franco Granone, Torino”: il corso inizierà tra febbraio e marzo 2026. Si svolgerà in tre giorni al mese, dal venerdì al sabato, per tre mesi. E vi dico una cosa che non mi avete chiesto: quanto tempo ci vuole per imparare l’ipnosi? Solo 9 giorni! Il Prof. Scaglione ha poi eseguito una dimostrazione pratica del metodo ipnotico su uno dei membri dell’Area Giovani presenti durante l’intervista, Giuseppe Ciliberti, ribadendo un concetto fondamentale: l’ipnosi non è una sfida tra operatore e paziente, né una prova di abilità tecnica. È invece uno strumento pensato per supportare il paziente, rendendo l’esperienza medica più serena e gestibile.

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