Spunti di riflessione da un progetto europeo
La costruzione della salute inizia dalla consapevolezza del singolo individuo ma troppo spesso la sanità viene percepita come lontana e sconnessa dalla vita quotidiana. Un interessante tentativo di avvicinare la salute alla persona è messo in atto dal progetto JACARDI, Joint Action Europea su CARdiovascular diseases and DIabetes, che da novembre 2023 a ottobre 2027 sostiene progetti in tutta Europa per ridurre il burden delle malattie cardiovascolari e del diabete. In quanto Joint Action è una particolare forma di progetto che coniuga una parte di ricerca con una di intervento, attuando iniziative localmente sostenibili affinché abbiano effetti duraturi e si integrino in maniera efficace con il sistema sanitario e l’impianto culturale dei 18 paesi in cui è attivo. Concretamente, i 143 studi pilota di cui si compone il progetto hanno l’obiettivo di:
a) Migliorare l’alfabetizzazione sanitaria e la consapevolezza su diabete e malattie cardiovascolari; b) Implementare misure di prevenzione primaria, screening e miglioramento dei percorsi assistenziali nei gruppi ad alto rischio;
c) Migliorare il supporto all’autogestione e la partecipazione attiva delle persone che hanno già avuto diagnosi di malattie cardiovascolari e/o diabete;
d) Promuovere l’accesso ai servizi sanitari e alle informazioni in modo che siano raggiunte pari opportunità indipendentemente da estrazione sociale, capacità linguistiche o età.
All’iniziativa ha aderito anche l’Università di Firenze sotto la guida della Prof.ssa Chiara Lorini del Dipartimento di Scienze della Salute di concerto con la ASL Toscana Centro e la Società di Salute di Firenze, impostando uno studio di ricerca-azione per promuovere la dieta mediterranea e l’attività fisica nelle donne di età compresa tra 45 e 70 anni.
Il progetto ha coinvolto 188 donne afferenti alla Casa di Comunità Le Piagge del Quartiere 5 della città e si è svolto secondo i paradigmi del Processo attuativo OPHELIA (OPtimising HEalth LIterAcy and Access) in tre fasi (valutazione dei bisogni, coprogettazione e implementazione) incardinate sulla partecipazione attiva della popolazione target. La prima fase è iniziata a ottobre 2024 con l’esplorazione dei fabbisogni formativi della popolazione mediante questionari di alfabetizzazione sanitaria generale e nutrizionale. Dalla rielaborazione dei dati, sono emersi 4 profili con diverse caratteristiche che hanno permesso di individuare i sottogruppi di popolazione che richiedevano maggior intervento. Sono stati quindi organizzati degli incontri a piccoli gruppi in cui le donne sono state incoraggiate a individuare le barriere sociali e organizzative alla partecipazione alla propria salute e ad avanzare proposte concrete per abbatterle. Da questo primo nucleo di attività è emerso un forte desiderio pratico di “fare le cose insieme” all’interno della comunità e di avere più informazioni su 4 temi fondamentali: alimentazione, cibo sano, menopausa e socializzazione. Questi argomenti sono stati i “mattoni” per costruire la seconda fase, che ha coinvolto anche noi specialisti tramite eventi focalizzati su prevenzione di diabete e malattie cardiovascolari e sulla promozione di corretti stili di vita.
L’incontro Alimentazione, Attività Fisica e Benessere della Donna, cui ho partecipato, è stato uno di questi e si è tenuto presso la Casa di Comunità le Piagge il 12 febbraio scorso. Ha visto alternarsi diversi specialisti (cardiologo, diabetologo, dietista, medico di medicina generale) che con presentazioni brevi e mirate hanno focalizzato l’attenzione sulle varie fasi di vita della donna e su come queste influiscono su pressione arteriosa, diabete e necessità nutrizionali. Di interesse trasversale a tutte le discipline e comune a tutte le età, è stato trattato il beneficio dell’attività fisica. Successivamente sono stati approfonditi temi extra-sanitari con i contributi dei professionisti di altre discipline che hanno valorizzato l’accessibilità e l’offerta della Casa della Salute, rispondendo ad una delle richieste delle partecipanti: poter conoscere e fare propria la struttura. Da collaboratrice esterna al progetto e coinvolta in una fase già avanzata, ho notato con interesse la spontaneità delle interazioni tra le donne presenti e i relatori, senza le barriere che il ruolo e la situazione tendono a creare.
Le donne si sono sentite libere di chiedere approfondimenti e di esprimersi con spontaneità. Molto sentita e partecipata è stata soprattutto la parte relativa alla corretta alimentazione e alla dieta mediterranea, dove le dietiste sono intervenute con una modalità “a quiz” per scardinare alcune convinzioni sul potere calorico dei cibi e sul loro abbinamento nutrizionalmente più corretto. Dal momento che negli incontri esplorativi è emerso il desiderio di migliorare il dialogo con l’operatore sanitario (medico, infermiere o assistente), che ha spesso poco tempo da dedicare al paziente o si esprime con un linguaggio specialistico talvolta incomprensibile, è stato chiesto a noi sanitari di metterci in ascolto dall’altra parte della scrivania con l’incontro “Oltre la Cura”, tenutosi il 5 marzo presso l’Università di Firenze con l’obiettivo di fornire strumenti pratici per migliorare la comunicazione, facilitare la comprensione dei pazienti e sostenere l’aderenza ai percorsi di cura. E’ stata l’occasione per ripensare al modo in cui ci relazioniamo con il paziente nel breve tempo della visita e di come alcune difficoltà oggettive nell’approccio (linguistiche, uditive, lessicali) rendano talvolta futile l’intera visita. Siamo stati abituati fin dai banchi di scuola ad avere una comunicazione unilaterale, dove c’è chi parla e chi ascolta, mentre in ambito sanitario è più fruttuoso un dialogo interattivo: il paziente mette di fronte al medico le sue difficoltà ed il medico cerca insieme a lui un modo per aggirarle, avendo sempre come obiettivo la compartecipazione e l’aderenza al progetto terapeutico.
Nel momento pratico dell’incontro abbiamo ricoperto alternativamente il ruolo di medico e di paziente e toccato con mano l’imbarazzo di entrambe le parti, quando alla domanda sbrigativa “è tutto chiaro?” si sostituisce un più estensivo “provi a ripetermi cosa deve fare con parole sue”. Nella mente, infatti, si va costruendo l’immagine più concreta di “cosa devo fare da domani per migliorare la mia salute” ed emergono altre domande (es. “a quell’ora sono al lavoro, come posso ricordarmi di prendere la medicina nuova?”) che rende più reale l’attuazione della terapia. Non vi sono assolute garanzie di successo ma a fronte dell’impiego di un po’ più di tempo nel dialogo è risultata una maggiore fiducia reciproca. La parte finale dell’incontro è stata dedicata alla comunicazione digitale, a come ci orientiamo nella marea di informazioni sanitarie che girano on-line e a come ci poniamo quando siamo noi a diffonderle. È stato un primo passo per approfondire una tematica nuova in continua espansione, dalle enormi potenzialità ma che cela anche potenziali pericoli. Ci siamo lasciati con l’appuntamento dopo la terza e ultima fase del progetto, quando cioè le partecipanti allo studio avranno compilato nuovamente i questionari iniziali e si potranno valutare gli effetti del progetto. A conclusione del percorso è prevista una fase di debriefing con le partecipanti in cui verranno valutati gli esiti di questo percorso di formazione centrato sulla persona. L’esperienza del JACARDI vista da medico colpisce per la risposta attiva e interessata delle partecipanti ma anche per la complessità delle dinamiche dell’educazione sanitaria, che limitano l’applicazione di questo metodo su ampia scala. La peculiarità del progetto è stata aver coinvolto donne di età intermedia che, nel contesto di una periferia, svolgono un ruolo di caregiver all’interno della famiglia e possono diffondere con le loro attività quotidiane le conoscenze acquisite anche ai familiari non coinvolti direttamente. Il progetto evidenzia l’importanza di un approccio alla salute centrato sulla persona, sensibile alle differenze di genere e ai contesti sociali. Promuove un modello partecipativo, in cui il paziente diventa attore protagonista e la comunicazione medico – paziente è dialogica. La medicina di prossimità emerge come leva fondamentale per ridurre disuguaglianze e avvicinare i servizi ai bisogni reali della comunità. ♥

