Insufficienza tricuspidalica severa – Le risposte alle nostre domande arrivano dal TRIC-I-HF presentato all’ESC 2026

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Insufficienza tricuspidalica severa – Le risposte alle nostre domande arrivano dal TRIC-I-HF presentato all’ESC 2026

I risultati del trial TRIC-I-HF aprono una nuova prospettiva nel trattamento dell’insufficienza tricuspidalica

T-TEER: quali evidenze prima di TRIC-I-HF?

Negli ultimi anni la riparazione transcatetere edge-to-edge della tricuspide (T-TEER) si è progressivamente affermata come opzione terapeutica nei pazienti con insufficienza tricuspidalica (IT) severa sintomatica e rischio chirurgico elevato. Registri e studi randomizzati hanno dimostrato in modo consistente che la procedura riduce il rigurgito e migliora sintomi, capacità funzionale e qualità di vita. Rimaneva però una domanda fondamentale per il cardiologo clinico: correggere l’IT può anche ridurre le ospedalizzazioni per scompenso e modificare la storia clinica della malattia?

I precedenti trial randomizzati, TRILUMINATE Pivotal e Tri.Fr, avevano documentato soprattutto un beneficio clinico e sulla qualità di vita, senza una chiara riduzione a un anno di mortalità o ricoveri per scompenso. Al follow-up di due anni, TRILUMINATE aveva mostrato una riduzione delle ospedalizzazioni ricorrenti, ma non della mortalità. In questo scenario si inserisce TRIC-I-HF, pubblicato su NEJM e prestato al congresso ESC 2026 a Monaco.

Che cosa ha mostrato TRIC-I-HF?

TRIC-I-HF è uno studio randomizzato indipendente condotto in 29 centri tedeschi, che ha incluso 360 pazienti con IT severa sintomatica e rischio elevato di eventi di scompenso.

I pazienti sono stati assegnati, con rapporto 2:1, a trattamento transcatetere associato alla terapia medica oppure alla sola terapia medica.

I risultati sono clinicamente rilevanti.

Il primo endpoint, che valutava un end point composito di mortalità, ospedalizzazioni per scompenso e qualità di vita a un anno, è risultato significativamente favorevole alla strategia interventistica (win ratio 2,42). Nel follow-up fino a tre anni, la T-TEER ha inoltre determinato una riduzione del 60% del rischio di morte o ospedalizzazione per scompenso cardiaco rispetto alla sola terapia medica (HR 0,40); la libertà da questi eventi a tre anni è stata stimata al 52,4% nel gruppo interventistico rispetto al 21,0% nel gruppo in terapia medica. Il beneficio è stato sostenuto soprattutto dalla riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso, pari al 65% (HR 0,35). Anche per la mortalità è stato osservato un segnale favorevole (HR 0,62), che deve tuttavia essere interpretato con cautela trattandosi di un endpoint secondario e con un follow-up non ancora maturo per l’intera popolazione.

Perché questi risultati sono diversi dai trial precedenti?

Un elemento centrale è probabilmente la selezione dei pazienti. TRIC-I-HF ha arruolato una popolazione più compromessa e con un rischio concreto di nuovi eventi: il 55% era stato ricoverato per scompenso nell’anno precedente e il 75% era in classe NYHA III-IV. Per entrare nello studio era richiesta una precedente riacutizzazione oppure la presenza di una sindrome cardiorenale o cardioepatica.

Il trial sembra quindi aver intercettato una fase particolarmente critica  della malattia: pazienti abbastanza avanzati da avere un elevato rischio di ricovero, ma non ancora in una fase irreversibile. È un messaggio clinico importante. La sola gravità dell’IT non basta probabilmente a decidere quando intervenire: occorre considerare insieme sintomi, storia di scompenso, funzione del ventricolo destro, pressione polmonare e coinvolgimento d’organo.

I dati dello studio suggeriscono inoltre che attendere una fase troppo avanzata possa ridurre il beneficio della correzione valvolare. Diventa quindi sempre più importante una valutazione precoce e multidisciplinare nei centri dedicati, prima che il danno del cuore destro e la congestione sistemica diventino difficilmente reversibili.

Che cosa cambia nella pratica clinica?

Il TRIC-I-HF non ci dice ovviamente che tutti i pazienti con IT severa debbano essere sottoposti a T-TEER.

La popolazione era selezionata con attenzione, anche attraverso una valutazione emodinamica invasiva, e le procedure sono state eseguite in centri tedeschi ad alto volume e con grande esperienza.

I risultati non possono quindi essere automaticamente estesi a tutti i pazienti o a tutti i contesti assistenziali.

Il dato più solido è la riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso.

Per il cardiologo ospedaliero questo è particolarmente rilevante, perché l’IT severa si associa spesso a ricoveri ripetuti, necessità di elevate dosi di diuretici, peggioramento della funzione renale e progressiva perdita di autonomia. La T-TEER può quindi inserirsi in una strategia più ampia finalizzata non soltanto a migliorare i sintomi, ma anche a ridurre le riacutizzazioni.

Un altro messaggio pratico riguarda la terapia medica. Anche dopo una correzione efficace dell’IT, nello studio la terapia diuretica è stata ampiamente mantenuta. La procedura va considerata come una componente di un percorso integrato, che richiede follow-up e rivalutazione della terapia nel tempo.

Il TRIC-I-HF rappresenta un passaggio importante perché : per la prima volta un trial randomizzato sulla correzione transcatetere dell’IT mostra un beneficio che va oltre sintomi e qualità di vita, con una marcata riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso e un segnale favorevole sugli eventi clinici complessivi.

Alla domanda se la T-TEER sia efficace, la risposta oggi appare essere: Si.

Abbiamo cercato di rispondere alle altre consequenziali domande.

La sfida sarà oltre che clinica anche organizzativa. Identificare la finestra terapeutica nella quale una correzione efficace dell’IT possa tradursi nel massimo beneficio clinico e prognostico, evitando un intervento troppo precoce o tardivo.

Definire specifici protocolli locali  di Heart-Team per pianificare al meglio le indicazioni e la fattibilità della procedura.♥

Prof.ssa ripercorrendo mentalmente la sua carriera ci sono delle figure professionali o extraprofessionali che vorrebbe ringraziare?

Sicuramente tutti i maestri che ho avuto, anche quelli che ho amato meno quando ero giovane, mi hanno dato qualcosa di loro. Sono persone che mi hanno fatto capire cosa significasse realmente essere medico. Tutto il mondo ANMCO, come ho detto prima, è stato veramente importante per la mia carriera. Ma forse il ringraziamento principale lo devo fare ai miei pazienti. Quello che sono, non solo come medico, ma anche come persona io credo di doverlo ai miei pazienti. Spesso mi piace proprio condividere con loro alcuni aspetti della vita. Stando vicino a loro senti i loro bisogni le loro fragilità e io mi sento davvero vicino a loro, soprattutto andando avanti con l’età. Quando un paziente si affida a noi generalmente nutre una grande speranza nel nostro operato, proprio per questo io cerco di condividere il più possibile con loro tutte le scelte cosa che prima facevo molto meno. Sicuramente la tecnologia ha portato molte innovazioni, però dobbiamo cercare assolutamente di non allontanarci dal nostro essere empatici con i pazienti perché diciamocelo forse è la parte più bella del nostro lavoro.

Prof.ssa l’ultima domanda: qual è l’insegnamento principale che ha appreso dai suoi pazienti?

Non arrendersi mai. In definitiva sono proprio i pazienti che ci insegnano come diventare dei bravi medici.♥

Bibliografia
Hausleiter J, Stocker TJ, Geisler T, et al.
Tricuspid-Valve Intervention in Heart Failure. N Engl J Med. Published online August 30, 2026. doi:10.1056/NEJMoa2606934

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