Il tema affrontato da Mario Chiatto con il suo punto di vista ha suscitato, come previsto molto interesse. Perché l’argomento, nel sollecitare risposte e personali posizioni come richiesto esplicitamente nel titolo, coinvolge direttamente le nostre preferenze, le abitudini che ci accompagnano quotidianamente … È quindi con molto piacere che ospitiamo i pareri di Gigi Nicolosi e Francesca Simonelli, che con le loro sincere e approfondite considerazioni aggiungono ulteriori elementi di riflessione e, ne siamo certi, di discussione.
Giuseppe Di Tano
Ho letto con piacere e attenzione in “Cardiologia negli Ospedali”, tramite accesso dall’ampio schermo del mio computer appena rinnovato, gli interessanti spunti di riflessione di Giuseppe Di Tano e di Mario Chiatto. Entrambi affrontano il dilemma della scelta fra supporto cartaceo o digitale per la più facile e convincente trasmissione delle informazioni, dei contenuti scientifici e in generale dei contenuti dei libri, delle riviste scientifiche e di quanto finora ha preso vita attraverso la carta stampata.
Le loro intelligenti considerazioni mi hanno permesso di rivivere criticamente la mia personale storia professionale e scientifica degli ultimi vent’anni, relativamente allo spunto in discussione. Mi sono rivisto così, nel passato, molto più legato al supporto cartaceo rispetto ad ora. Allora avevo lo studio, non piccolo, completamente riempito di riviste, libri, fotocopie, appunti, bozze, manoscritti, agende, tabelle, e così via, stratificati anche in “ordinate” pile sul pavimento, di difficile manutenzione, anche in relazione alla polvere e alla pulizia (sempre in conflitto con mia moglie), ma anche per la difficoltà a trovare rapidamente l’ubicazione e l’accesso a un particolare dato o informazione, nel contesto di un archivio che pur ritenevo in qualche modo organizzato e ordinato, almeno secondo un mio ordine. Attualmente lo studio è più ordinato, gli elementi cartacei impilati sul pavimento sono scomparsi e le librerie hanno anche qualche ripiano vuoto, pronto a ricevere e custodire nuovi libri o riviste, ma più selezionati e vissuti in maniera diversa, forse più consapevole e matura.
Ora mi rendo conto che probabilmente le innovazioni del supporto digitale, avvenute in questi anni, hanno permesso e determinato un pur lento processo di cambiamento del mio approccio. Così è successo, quasi senza che me ne accorgessi, che il supporto digitale è diventato piano piano più facile, agevole, organizzabile, accessibile secondo le esigenze, flessibile, fruibile in modalità multitasking, accedendo contemporaneamente a più fonti, a più siti, alla intelligenza artificiale, ai database scientifici, a PubMed, alle linee guida da più sorgenti e così via. Nel frattempo l’illuminazione, le dimensioni, i caratteri dello schermo e del computer, la loro maneggevolezza, rapidità di risposta, possibilità di manipolazione e ingrandimento delle immagini e dei testi, possibilità di aprire o sovrapporre più schermate, la possibilità di salvataggi temporanei e di introdurre note nei testi e nelle immagini, le innovazioni nelle architetture dei database, ma anche l’ergonomia nella relazione sedia-computer, sono rapidamente e immensamente migliorate, così da diventare strumenti assolutamente friendly, utili, appetibili e avvincenti, e non particolarmente stancanti durante l’uso prolungato. Tanto più che si può facilmente passare da una postazione fissa a terminale ad un portatile in rete o ad una app sullo smartphone, quasi con le stesse modalità e prestazioni. In definitiva la tecnologia sta diventando sempre più prestazionale e friendly, tanto che ritengo che si possa tranquillamente superare il dibattito e lasciare che ogni professionista, con i suoi propri tempi personali, possa sperimentare l’innovazione e lasciare che la tradizione si rinnovi spontaneamente, secondo esigenze.
Anche per me, comunque, resta tuttora il piacere della lettura di un libro o una rivista su supporto cartaceo, ma ora è una scelta e una esigenza diversa, sempre gratificante, ma ora selezionata fra diverse possibilità e personalmente motivata, anche se forse non sempre in maniera consapevole. In definitiva non vedo questo dibattito come un contraddittorio, ma come una necessità di presa di coscienza che tutto continua a cambiare, come avviene dall’inizio dell’umanità, e che ciascuno di noi deve trovare il proprio modo di evolvere e adattarsi secondo le proprie esigenze, priorità, sensazioni, seguendo la propria propensione, ma con scelte consapevoli e che, come tali, talora ci mettono in discussione. Personalmente ho trovato molto stimolante riconoscermi come messo in discussione dalla evoluzione della tecnologia. Tutte queste considerazioni e stimoli di discussione mi portano a credere che sia anche giusto e stimolante cercare di contestualizzare questo dibattito sul futuro della rivista “Cardiologia negli Ospedali”: cartaceo o su supporto digitale (web e app sullo smartphone)? Cadenza mensile o trimestrale? Quale il contenuto informativo? Essendo un organo di informazione relativamente alla vita associativa ANMCO, alla vita ANMCO nelle Regioni, Gruppi di Studio, Aree, Consiglio Direttivo, Consiglio Nazionale, Presidente e di tutta la struttura organizzativa e scientifica ANMCO, non dovrebbe avere forse una cadenza di uscita più frequente di quella attuale, magari diventando più snella, ma più “on time” rispetto alle molteplicità e vivacità delle iniziative ANMCO? Una tempistica di pubblicazione della rivista più stringente non potrebbe avvantaggiare e anche amplificare la partecipazione a questo o altri dibattiti di interesse per ANMCO? I contenuti prettamente legati a studi e ricerche e lavori scientifici, che dovrebbero prevedere l’utilizzo di revisori e di un percorso editoriale formale, non dovrebbero forse essere indirizzati in alternativa esclusiva al “Giornale Italiano di Cardiologia”, in quanto più pertinenti a tale rivista? Vedo un brillante futuro per l’ANMCO e la sua struttura associativa.
Per quanto riguarda “Cardiologia negli Ospedali” credo sia tempo che la tradizione debba affrontare un sereno dibattito sulla possibilità di un rinnovamento. Tutto ciò perché la rivista possa continuare ad essere sempre più vicina, utile, usufruibile e partecipata dai Soci, che comunque si rinnovano ed evolvono secondo i tempi.♥

