Un legame invisibile ma concreto
La World Health Organization (WHO) definisce la violenza contro le donne come qualsiasi atto di violenza basato sul genere che provochi, o possa provocare, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, comprese le minacce, la coercizione e la privazione arbitraria della libertà, sia nella sfera pubblica sia in quella privata. Considerata una grave violazione dei diritti umani e un rilevante problema di salute pubblica, la violenza di genere comprende forme fisiche, sessuali, psicologiche ed economiche e può determinare conseguenze negative persistenti sulla salute fisica e mentale delle donne. La WHO sottolinea che la forma più comune è la violenza da partner intimo (Intimate Partner Violence, IPV), che include comportamenti da parte di un partner o ex partner che causano danni fisici, sessuali o psicologici. Secondo le stime congiunte della WHO e di UN Women, circa una donna su tre (30%) nel mondo ha subito nel corso della vita violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner intimo oppure violenza sessuale da parte di una persona diversa dal partner.
Tale percentuale corrisponde a oltre 736 milioni di donne a livello globale. Le conseguenze non si limitano alle lesioni immediate, ma includono effetti a lungo termine: le donne esposte alla violenza presentano infatti un rischio aumentato di depressione, disturbo post-traumatico da stress, abuso di sostanze, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e altre patologie croniche. L’epidemiologia del fenomeno mostra importanti differenze geografiche, con prevalenze generalmente più elevate nei Paesi a basso e medio reddito, dove fattori socioeconomici, culturali e normativi possono favorire la persistenza della violenza di genere. Ma i paesi più sviluppati non sono esenti dalla problematica. In Europa, la violenza contro le donne interessa circa una donna su tre nel corso della vita adulta. I più recenti dati dell’indagine europea sulla violenza di genere, realizzata da Eurostat, FRA ed EIGE, evidenziano che il 33% delle donne ha subito violenza fisica, sessuale o minacce di violenza, mentre circa il 17% ha sperimentato forme di violenza sessuale, incluso lo stupro. La violenza da partner intimo rappresenta una delle forme più diffuse di abuso. In Italia, i dati raccolti da Istituto Nazionale di Statistica confermano che la violenza contro le donne rappresenta un problema di rilevante impatto sanitario e sociale. Le indagini nazionali indicano che circa il 31-32% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più diffuse comprendono: violenza psicologica ed emotiva; violenza fisica; violenza sessuale; atti persecutori (stalking); violenza assistita all’interno del nucleo familiare (Figura 1).
Negli ultimi anni, numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che il disturbo posttraumatico da stress (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD) rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari(1). Il PTSD può insorgere in seguito all’esposizione a eventi traumatici quali violenza fisica, sessuale o psicologica, abusi durante l’infanzia, guerre, catastrofi naturali o gravi incidenti. Le persone affette da PTSD presentano un rischio aumentato di ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, infarto miocardico, ictus e mortalità cardiovascolare. Tale associazione è spiegata da una persistente attivazione dei sistemi biologici coinvolti nella risposta allo stress, in particolare del sistema nervoso simpatico e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Questa condizione determina un aumento cronico della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e dei livelli di mediatori infiammatori, favorendo la disfunzione endoteliale e la progressione dell’aterosclerosi. Accanto ai meccanismi biologici, contribuiscono al maggiore rischio cardiovascolare anche fattori comportamentali frequentemente associati al PTSD, quali fumo di sigaretta, sedentarietà, disturbi del sonno, alimentazione non equilibrata e ridotta aderenza ai trattamenti medici. Nelle donne, il PTSD è spesso conseguenza di esperienze di violenza di genere e può rappresentare un importante meccanismo attraverso il quale il trauma psicologico si traduce in un danno cardiovascolare a lungo termine. La revisione sistematica Associations between IPV and noncommunicable diseases(2) ha evidenziato che l’esposizione alla violenza da partner intimo (Intimate Partner Violence, IPV) è associata a un aumento del rischio di numerose malattie croniche non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e disturbi metabolici. La review The Role of Psychosocial Stress on Cardiovascular Disease in Women pubblicata su Journal of the American College of Cardiology (3) evidenzia che lo stress psicosociale rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare rilevante e spesso sottovalutato nelle donne. La review sottolinea che le donne sono più vulnerabili agli effetti biologici dello stress cronico; gli autori propongono quindi un modello integrato in cui lo stress psicosociale, lungo tutto il corso della vita, contribuisce in modo significativo allo sviluppo delle malattie cardiovascolari femminili, rendendo necessario includerlo nelle strategie di prevenzione e nella pratica clinica. Tra le evidenze più recenti sul rapporto tra violenza di genere e salute cardiovascolare, uno studio prospettico condotto nell’ambito della Nurses’ Health Study II (4) ha dimostrato che le donne vittime di stalking presentano un rischio aumentato di sviluppare eventi cardiovascolari maggiori. L’associazione risultava particolarmente marcata nelle donne che avevano richiesto o ottenuto un ordine restrittivo nei confronti dello stalker, indicatore di una maggiore gravità dell’esposizione traumatica. Gli autori ipotizzano che lo stress cronico generato dalla persistente percezione di minaccia possa attivare meccanismi neuroendocrini e infiammatori in grado di favorire lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Questi risultati suggeriscono che anche forme di violenza psicologica e persecutoria, in assenza di aggressioni fisiche, possono avere conseguenze rilevanti sulla salute cardiovascolare femminile, rafforzando il ruolo della violenza di genere come determinante di salute lungo l’intero corso della vita.
Implicazioni per la salute pubblica
In questo quadro, la negazione o la minimizzazione del fenomeno della violenza di genere appare in contraddizione con un corpus di letteratura scientifica ampio, consolidato e interdisciplinare che coinvolge cardiologia, epidemiologia e salute pubblica. La nozione di femminicidio e, più in generale, della violenza di genere come fenomeno strutturale non rappresenta una costruzione ideologica, ma una categoria descrittiva supportata da dati epidemiologici e clinici. Ridurre o mettere in discussione tale evidenza significa ignorare non solo la dimensione sociale e umana del problema, ma anche il suo impatto biologico documentato sulla salute delle donne. Per questo motivo, l’approccio scientifico contemporaneo invita a superare letture semplificative o negazioniste, integrando invece la violenza di genere nei modelli di rischio cardiovascolare e nelle strategie di prevenzione, secondo una prospettiva di medicina di genere e salute pubblica basata sull’evidenza. (Figura 2) ♥
https://www.anmco.it/pages/l-associazione/aree-anmco/area-cardiologia-di-genere
Bibliografia
- OAS Nakhebi et al. Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) and Cardiovascular Diseases: A Systematic Review and Meta-Analysis. J. Clin. Med. 2025, 14, 7979
- BW Jones et al. Associations between IPV and non-communicable diseases: a systematic review. BMC Public Health 2025 Sep 30;25(1):3216
- IA. Ebong, The Role of Psychosocial Stress on Cardiovascular Disease in Women: JACC Stateof-the-Art Review. J Am Coll Cardiol. 2024 July 16; 84(3): 298–3
- RB. Lawn Experiences of Stalking and Obtaining a Restraining Order Are Associated With Onset of Cardiovascular Events in Women: A Prospective Analysis in the Nurses’ Health Study II

