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Un articolo pubblicato a fine dicembre sul Corriere di Bologna dal nostro amico e collega Gabriele Bronzetti è risultato tra i più letti dell’anno, suscitando un vivace dibattito sui social e sui quotidiani nazionali con repliche da parte di specializzandi e docenti. Descriveva l’assenza, al Sant’Orsola di Bologna, di specializzandi in Cardiologia durante le festività natalizie, interpretandola come un segno di disattenzione formativa e come un apparente disimpegno e perdita di un’utile occasione professionale da parte degli specializzandi. Estendendo considerazioni sulla loro formazione e inserimento nei nostri ospedali, tema molto sentito per le ricadute sulla Sanità futura. Al di là dello specifico episodio, l’argomento non può essere trattato solo con vis polemica e contrapposizioni. 

La qualità della formazione è senza dubbio legata, anche ma non solo, al numero di ore trascorse in corsia e la richiesta di una presenza costante, con turni prolungati non remunerati, può rappresentare, se non finalizzata e correttamente responsabilizzata, un comprensibile fattore di disagio. La Cardiologia ospedaliera in particolare richiede dedizione, disponibilità mentale ed impegno non sempre prevedibile oltre le ore previste, con notti, weekend e festivi inclusi. Non è un caso che alcune specialità (ad esempio Oculistica, Dermatologia) continuino ad essere tra le più ambite e per accedervi i punteggi richiesti siano tra i più elevati. Paradossalmente sembra che i più bravi (almeno ai test di selezione) preferiscano discipline meno impegnative e meno destruenti rispetto alla salvaguardia di una qualità di vita privata che viene considerata, anche in varie survey sull’argomento, prioritaria rispetto al passato. C’è chi ancora ricorda con piacere il “sacrificio” della notte di guardia del 31 dicembre 1999, ripagato dalla gratificante esperienza professionale ed umana di condivisione del momento del passaggio al nuovo secolo con infermieri e pazienti ricoverati. Dopo oltre 25 anni, in alcune realtà con carenza di organico, è difficile reperire cardiologi libero-professionisti disponibili a “sacrificarsi” per un turno festivo in ospedale! 

Il nodo dell’inquadramento e della remunerazione congrua all’impegno profuso dei giovani specialisti in formazione è cruciale e deve essere affrontato con adeguate modalità didattiche ed organizzative, con uno sguardo più attento al calendario del tempo che passa che a quello dei soli giorni festivi, sfuggendo nostalgie anacronistiche come l’utilità della “gavetta”, o condizionamenti legati ad episodi locali. Ad esempio, al Niguarda stanno provando a curare i ragazzi scampati al rogo di Crans-Montana, con medici che per giorni non guardano l’orologio, i turni, le notti e sappiamo per certo che gli specializzandi non si sono mai tirati indietro. Comunque sia le osservazioni di Gabriele Bronzetti hanno portato alla luce una realtà da non sottovalutare.

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