Dalle evidenze epidemiologiche e scientifiche uno specifico PDTA per la gestione del paziente obeso ad alto rischio <br>L’esperienza del Mauriziano di Torino

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Dalle evidenze epidemiologiche e scientifiche uno specifico PDTA per la gestione del paziente obeso ad alto rischio
L’esperienza del Mauriziano di Torino

Epidemiologia e caratteristiche cliniche dei pazienti obesi con malattia coronarica

L’obesità è definita da un BMI ≥30. La sua prevalenza è in costante aumento (650 milioni di adulti in tutto il mondo). Si stima che in Europa l’obesità interessi circa il 59% degli adulti ed almeno 1 bambino su 3, in Italia ne sono affetti più di 10 milioni di persone. L’obesità correla con un aumentato rischio di ipertensione, di sindrome metabolica, di insulino-resistenza, diabete mellito di tipo 2 e dislipidemia e rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolari. Pertanto, abbiamo voluto valutare la prevalenza e le caratteristiche cliniche dell’obesità in una coorte di pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato, come quelli sottoposti ad angioplastica, sia con diagnosi di sindrome coronarica acuta (SCA), sia per sindrome coronarica cronica (SCC), anche alla luce dell’efficacia dei nuovi farmaci disponibili per la riduzione del peso corporeo.

Abbiamo arruolato in maniera retrospettiva 2557: 1366 con SCA and 1191 con SCC, sottoposti a procedura di angioplastica coronarica tra il 2021 ed il 2023. Oltre alla prevalenza dell’obesità sono state valutate una serie di caratteristiche demografiche e cliniche come i fattori di rischio cardiovascolari, variabili di laboratorio (emoglobina, funzione renale, profilo lipidico, emoglobina glicata, proteina C reattiva-PCR), ecocardiografici come la frazione di eiezione e procedurali (il numero di vasi interessati, trattati, rivascolarizzazione completa e complicanze peri-procedurali).

Della popolazione di pazienti analizzata, l’11.9% (288 pazienti) aveva un BMI ≥30, di questi il 73% era rappresentano da maschi ed il 27% da femmine, con una età media di 69.2 ± 11.1 anni. In questo sottogruppo di pazienti si evidenziava una elevate prevalenza dei principali fattori di rischio cardiovascolari. La maggior parte dei pazienti eseguiva angioplastica coronarica per SCA NSTEMI (18. 6%) ed angina stabile (17.5%). Più della metà dei pazienti (58.7%) era in terapia con statine ed il 24% assumeva duplice terapia con statina + ezetimibe. Solo due pazienti erano in terapia con PCSK9 inibitori. Il colesterolo LDL medio era 84.5 ± 39.3 mg/dL. All’ingresso la frazione di eiezione era 52.3% ± 10.7% e alla valutazione angiografica nella maggior parte dei casi si riscontravano malattie coronariche monovasali (107 pazienti), bivasali in 90 pazienti e trivasali in 75 pazienti. Abbiamo inoltre valutato la correlazione tra BMI e PCR che nella nostra popolazione di pazienti, all’ingresso presentava un valore medio di 4.0 ± 8.2 mg/L.

Attraverso un modello di regressione multilineare, abbiamo dimostrato come, anche dopo l’aggiustamento per età, sesso, fattori di rischio cardiovascolari ed insufficienza renale, il BMI sia indipendentemente associato con elevati livelli di PCR.

Negli ultimi anni, si è posta sempre più attenzione all’obesità come fattore di rischio modificabile, sulla scia di trial randomizzati che hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza di farmaci nella riduzione del peso corporeo e nel miglioramento degli outcome cardiovascolari. Il SELECT trial, che ha incluso pazienti sovrappeso o obesi con patologie cardiovascolari conclamate in assenza di diabete melliti, ha dimostrato come la semaglutide riduca in maniera significativa gli eventi avversi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo. Analogamente, la tirzepatide, un duplice agonista recettoriale GIP/GLP-1, si è dimostrata più efficace nella riduzione del peso corporeo rispetto agli agonisti recettoriali GLP-1. Nel recente studio SURPASS CVOT si evince la non inferiorità della tirzepatide rispetto a dulaglutide per quanto concerne un endpoint composito di mortalità per tutte le cause, infarto miocardico o stroke, in pazienti con diabete mellito tipo 2 e malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Finalmente l’obesità non viene più considerata solo un fattore di rischio secondario correlato allo stile di vita, bensì un target terapeutico primario soprattutto nei pazienti con elevato profilo di rischio cardiovascolare.

Pertanto, alla luce degli ultimi trials e dei dati emersi dalla nostra analisi, che ha confermato e sottolineato l’importanza della riduzione del Figura 1 peso corporeo nell’ambito della prevenzione secondaria e di come questi pazienti presentino un non ottimale controllo dei restanti fattori di rischio cardiovascolari e un elevato livello di infiammazione sistemica, si rende evidente la necessità di un approccio multidisciplinare farmacologico e non nella gestione di questi pazienti, finalizzata al raggiungimento di una significativa riduzione di peso corporeo e miglioramento degli outcome cardiovascolari a lungo termine.

Sulla scorta di queste considerazioni, nel nostro reparto di Cardiologia dal 2025 viene applicato un PDTA per la individuazione di pazienti ricoverati con diagnosi di malattia cardiovascolare nota con obesità conclamata (BMI > 30) favorevoli ad iniziare un percorso di calo ponderale mediante terapia non farmacologica e farmacologica, con l’obiettivo di miglioramento della qualità di vita dei pazienti, riduzione dei costi sanitari associati alle ospedalizzazioni e alla gestione terapeutica dei fattori di rischio cardiovascolari correlati all’obesità, utilizzo dei protocolli terapeutici farmacologici e non, condivisi con Dietologia e la nutrizione Clinica ospedaliera . (Figura 1).♥

Figura 1

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